Attese.

Non sono mai stata una persona paziente. E’ sicuramente una delle mie pecche maggiori. Ho sempre odiato stare in fila, aspettare il mio turno, le tempistiche altrui, sopportare tutta quella serie di stati d’animo che non tollero. Con il passare del tempo ho imparato che per riuscire a fare qualsiasi cosa, occorre avere calma e pazienza, quindi invece che rimanere imbronciata nella lunga fila chiamata VITA, ho incominciato a interloquire con gli altri, giusto perché così il tempo sembra volare. Questa è stata la mia salvezza. Capire che certe cose arrivano al momento giusto e non quando le si desidera. Sarebbe troppo facile poter dire “IO VOGLIO….” e vederselo realizzato nell’immediato.

Non ci regala niente nessuno, questa è la regola d’oro numero uno. Dobbiamo sempre faticare per ottenere quello che si vuole perché quando riusciamo ad ottenerle, ha un sapore fantastico…il sapore della VITTORIA, e in quel momento non importa quante lacrime si sono versate, quante volte ci si è incolpati di non essere all’altezza della situazione e quante volte la disperazione si è fatta larga dentro noi, perché nel momento in cui ci si rende conto di quanto è bello arrivare proprio in quel punto e ricordarsi dell’impegno messo, è fantastico.

Hourglass

Il tempo, per quanto ti possa essere ostile, spesso rimane il tuo unico alleato. Lui è l’unico che sa darti il giusto peso, il giusto valore, la giusta considerazione. Non è un caso che la saggezza arrivi con l’età matura. Se fosse possibile essere saggi a vent’anni, certe scelte prenderebbero una piega diversa e ci si troverebbe su un altro cammino….magari!

La saggezza raccolta negli anni dovrebbe portarci ad una maturazione e ad un cambiamento. Quello che si voleva tempo prima potrebbe cambiare, perché mutano prospettive, aspettative e concezioni mentali…sarà per questo che ora, dopo averti aspettato così tanto, non mi interessa più.

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Friends will be Friends.

Ricordo ancora il giorno in cui ti ho conosciuto. Era settembre e ci ritrovavamo insieme a dover recuperare Economia aziendale. Dopo aver passato l’estate a fare nulla, ritrovarsi obbligate a passare interminabili ore ad ascoltare quelle nozioni così noiose era un supplizio. Ma come si suol dire: “mal comune, mezzo gaudio”. Per quanto fosse poco gaudioso il momento vissuto, forse la cosa migliore di quel momento è stato conoscersi. Mi hai raccontato il tuo passato recente e, sorprendentemente, abbiamo scoperto che nei quattro anni precedenti i nostri destini si erano incrociati più volte. Avevamo frequentato la stessa scuola media, ma in due sedi diverse; avevamo frequentato lo stesso liceo, lo stesso anno ma in classi diverse. Io quel anno ho dovuto cambiare scuola perché non mi trovavo bene (tralasciando il fatto di essere stata bocciata). Tu sei rimasta ancora un anno, pur avendo poi il medesimo epilogo. Fu così che ci ritrovammo nella stessa classe. Ancora oggi sono incredula quando ripenso a quante volte ci siamo sfiorate nella nostra vita senza mai riuscire ad essere contemporaneamente nel medesimo luogo.
Il tempo è stato il nostro grado di separazione. Ma da quel giorno siamo diventate amiche.
Troppo diverse, per carattere e per esperienze, ma c’era qualcosa che ci accomunava.
Per tre lunghi anni, siamo state amiche inseparabili. Io per te provavo un bene immenso, che di tanto in tanto si scontrava con i tuoi modi rudi. Del resto anche io con il mio essere permalosa divenivo spesso intrattabile. Forse, per rendere più salda e forte la nostra amicizia, avremmo dovuto litigare più spesso e come si deve, senza il timore di perdersi. Dopotutto un “vaffanculo” può anche essere più forte di un “ti voglio bene” detto per abitudine. Non aver mai litigato con te ha sicuramente protratto situazioni che non stavano bene ad entrambe. Così un bel giorno abbiamo smesso di essere amiche. Nessun messaggio, nessuna telefonata, nessuna visita…rimanevano solo i rancori che ognuna portava verso l’altra, cioè quelle cose NON DETTE che si poteva esorcizzare con uno sfogo verbale. Invece, il silenzio.

Friends_will_be_Friends
Durante i quattro anni successivi, ti ho pensata come mia nemica perché ero convinta che lo stesso valesse per te. Forse era più facile pensarla così piuttosto che mettere da parte un orgoglio ferito. Entrambe siamo orgogliose ed è questo che ci rovina.
Di tanto in tanto, ti sognavo. Era l’unico modo per poterti avere nel mio mondo che si stava costruendo senza la tua presenza. Ad ogni mio risveglio mi chiedevo se questo significasse solamente la volontà del mio inconscio che voleva rivederti e sentire, oppure qualcosa di più. Tu (nel sogno) mi chiedevi sempre se potevamo tornare amiche perché ti mancavo, ma non volevo crederci.
Poi quel sogno. Quello che ti ho raccontato e che sembrava più una premonizione che desiderio. Quel momento ho capito che era giunto il momento di accantonare quel fottutissimo orgoglio e di cercarti. Non a caso ho scelto il giorno del tuo compleanno per compiere questo passo coraggioso. Ero terrorizzata perché mi immaginavo da parte tua un rifiuto che avrei sicuramente mal sopportato. Invece, con mia grande sorpresa tu hai accettato i miei auguri e abbiamo cominciato ad interagire. Sono questi i momenti in cui tutto il rancore, la rabbia, l’incoscienza diventano qualcosa di sconosciuto e distante, lasciando spazio solo ad una gioia infinita.
Recuperare tutti quegli anni non è stato così semplice, anche perché inizialmente c’è stato un grande imbarazzo tra noi, misto a paura. Ci eravamo fatte del male e con tutta probabilità, la più spietata sono stata io perché per eliminare tutto il bene che ti ho voluto, ho dovuto rincarare la dose per difendermi.
Quel muro costruito tra noi si stava sgretolando giorno dopo giorno perché c’era complicità, una ritrovata armonia e quel bene che tornava a vivere. Sei tornata nella mia vita in un momento molto difficile per me e in un momento cruciale. Era quello di cui avevo bisogno.
Abbiamo condiviso ancora tanti bei momenti da allora…
Dopo quei puntini non c’è più nulla come vedi e sai bene perché.
Proseguire questo racconto si fa difficile anche perché non ho nulla da dire, se non che ancora oggi non capisco cosa sia successo. Quello che provo è lo stesso sentimento di un bambino che si diverte sulla sua giostra, ma che non appena il marchingegno si blocca rimane amareggiato in quanto non capisce per quale motivo il suo divertimento si è dovuto arrestare. Capisci cosa intendo?
Senza dover parlare per metafore, sai anche tu cosa ci è successo. Più che altro sai quello che hai provato tu, mentre io so quanta amarezza ho provato in questi mesi, senza capire le motivazioni di un distacco così rude. Ammetto che mi sono chiesta più e più volte quali siano state le mie mancanze, i miei errori e in tutta onestà nemmeno io sapevo che dirmi.
Ci ha fregato ancora una volta la MANCANZA di 
quelle parole che ci avrebbero dato forza, spingendoci ad avere uno scontro a muso duro e a farci male solo per cinque minuti. Invece quel male abbiamo voluto farcelo con il silenzio, portandoci ad una lenta agonia.
Silenzio tra di noi, troppo chiasso da chi ha voluto fare l’ambasciatore delle cause perse (…). 

Impasse, è la parola che userei se dovessi usare un termine per descrivere dove ci troviamo in questo preciso momento, ma quello che per me è chiaro, nonostante l’evidenza, è che continuo a VOLERTI BENE, AMICA MIA. Te ne vorrò sempre.
Dare un nuovo slancio alla nostra amicizia troppo complicata risulta assai difficile, anche se non impossibile. Forse dovremmo imparare a gestire meglio quei silenzi e sostituirli con più baccano, evitando che altri rumori di sottofondo prevalgano.
Non si può cancellare il bene voluto, tanto meno il cuore impiegato.
Questa è l’unica certezza, almeno per me.

Su un piedi(N)stallo.

È tanto che non scrivo. Ho avuto il cosiddetto “blocco dello scrittore”, sarà che in tutto questo tempo ho avuto ben poco tempo per pensare due minuti e concedermi il mio spazio creativo. Io poi, sono una di quelle persone che ha bisogno di ispirazione per poter condividere un pensiero costruito, almeno in modo decente. Ho avuto un sacco di tempo per farmela venire questa maledetta ispirazione ed è arrivata proprio ora, mentre cercavo di inculcarmi nel cervello formule economiche, delle quali me ne farò ben poco nel mio immediato futuro se non solo in funzione di un esame, per la precisione l’ultimo. Ebbene sì, sono ad un passo al traguardo finale e più mi avvicino, più mi sembra sempre più lontano. Benché abbia a più riprese tentato di cambiare approccio al mio modo di vivere la situazione, arriva sempre quel lato del mio carattere che mi fa attivare l’ansietà e l’impazienza di ottenere un risultato, il migliore possibile. Dipende dalle giornate, da come le vivo e le ragiono. Oggi è decisamente una di quelle da buttare nel dimenticatoio.
Sono sempre più convinta che se utilizzasi al meglio il tempo che impiego ogni volta a fare questi pensieri, riuscirei ad essere più produttiva, ma siccome mi conosco preferisco cogliere questa occasione e gettare su questo foglio elettronico tutto quello che penso.

Avrei potuto impiegare meglio questi 10 minuti della mia vita, ma è più forte di me. Il tempo è tiranno ed io sono la sua schiava.

Mangia, Prega, Ama. – cit.

A volte aspettiamo che si palesi nelle nostre vite un segno, un faro nella notte che illumini il nostro cammino. Io credo fortemente che questi “barlumi” giungano nel momento opportuno, quando si cerca qualche risposta fondamentale.
Ieri ho visto per la prima volta il film “Mangia, Prega, Ama“. Fino a quel momento lo avevo snobbato (così come avevo fatto per il libro) perché io non sono una fautrice del film del momento o del libro del momento perché odio fortemente quando la gente si amalgama in una massa di gente che segue il “momento” (per essere più esplicita, non ho letto e non leggerò mai 50 sfumature di grigio). In poche parole due anni fa, sentivo solo nominare questo film ma non mi ha mai incuriosito. Sapevo bene di cosa parlava, il viaggio introspettivo di una donna che insoddisfatta della propria vita ha deciso di viaggiare per il mondo alla ricerca di sé. La trama era già servita.
L’altro giorno mia mamma ha comprato il DVD ed incuriosita l’ho visto…è stato amore puro!
Era il film giusto al momento giusto, perché io mi trovo nella medesima situazione della protagonista.

Il mio viaggio è già iniziato da tempo e l’ho intrapreso in modalità differenti. Non ho la necessità di prendere il passaporto e di prendere il primo volo per Calcutta, anche se l’idea mi piace assai, trovo più utile fare un viaggio dentro me stessa, cercare di capirmi e di amarmi.
C’è un passaggio nel film che mi ha colpito più di tutto ed è la lettera che Liz ha scritto a David:

Caro David, abbiamo perso i contatti da un po’ e così ho avuto il tempo che mi serviva per riflettere su me stessa. Ti ricordi di quando mi hai detto che dovevamo vivere insieme ed essere infelici per poter essere felici? Considerala una testimonianza di quanto ti amo aver passato tanto tempo a sforzarmi di accettare la tua offerta, ma un amico l’altro giorno mi ha portato in un posto sorprendente, l’Augusteo. Ottaviano Augusto l’ha costruito per seppellirvi i suoi resti, quando sono arrivati i barbari lo hanno distrutto come tutto il resto. Il grande Augusto, il primo vero grande imperatore di Roma come poteva immaginare che Roma, che per lui era il mondo intero, un giorno sarebbe stata un cumulo di rovine? è uno dei posti più silenziosi e solitari di Roma; la città gli è cresciuta intorno durante i secoli. E’ come una ferita preziosa, come una tristezza a cui non vuoi rinunciare, perché è un dolore troppo piacevole. Tutti vogliamo che le cose restino uguali David, accettiamo di vivere nell’infelicità perché  abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere sé stesso, e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è e la sola vera trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono, la distruzione è la via per la trasformazione. Anche in questa città eterna, l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo sempre essere preparati a ondate infinite di trasformazioni; sia io che te meritiamo di più che stare insieme perché altrimenti abbiamo paura di essere annientati.

Condivido su tutta la linea questo pensiero. Sarà che nella mia vita mi sono sempre aggrappata ad ogni momento, ricordo e persona che è passata nella mia vita, solo perché avevo paura del cambiamento. Ora mi ritrovo sul punto di pensare che il cambiamento sia la cosa migliore che possa succedermi. Il mio percorso è iniziato da tempo, ma la piena coscienza di questo viaggio è iniziata quest’anno, l’anno del cambiamento.
Per la prima volta in vita mia sono consapevole del fatto che certe cose vanno in un certo modo perché dev’essere così. Devo imparare a ricevere ogni singolo momento, nell’attimo giusto e saperlo lasciare andare quando è già passato. Tenere conservato nel cuore l’amore che porto, ma non farlo diventare un ostacolo per la mia felicità futura.

Quest’anno ho dovuto dire addio ad un amore importante per me, che ha saputo darmi tanto in poco tempo. Un amore diverso, unico, che mi ha cambiata. Dire addio è la cosa più difficile, soprattutto quando ci si attacca pesantemente, ma la morbosità nei confronti di un ricordo è controproducente. Nel momento del distacco pensiamo sempre che non ci sarà mai nulla di meglio, che il meglio era proprio legato a quella persona, a quel ricordo, ma sbagliamo. Il meglio è sempre dietro l’angolo.
Lo so perfettamente ma per ora quel meglio non lo sto cercando, perché ho un’altra esigenza primaria: costruire me stessa.
Il tempo sarà il mio unico compagno di viaggio perché sarà paziente ed io sarò paziente con lui.

Arlandria.

Un tempo era la mia isola felice, dove mi sentivo accolta e protetta. Non era un luogo ben definito, ma uno spazio intangibile che raccoglieva gran parte di me. I miei pensieri viaggiavano a mille all’ora sopra il pentagramma di questa dolce melodia. Non era una mera canzone rock del mio gruppo preferito, era molto, molto di più. Quando sentivo questa canzone, sapevo con certezza che c’era qualcuno che stava pensando a me. Sentivo e percepivo un legame. Un legame che ora non c’è più.
Se prima rappresentava la mia isola felice, ora rappresenta il mio inferno in terra. Dalla gioia, si è passato al dolore, alla mancanza, alla rassegnazione.
Lo strimpellio della chitarra, il percuotere dei tamburi della batteria, colpiscono ancora il cuore ma infieriscono con veemenza su di esso, mentre la mente mette in scena attimi di un recente passato ancora incapace di posizionarsi nei cassetti della memoria.
Sono giorni terribili dove pare ci sia una congiura del destino nei miei riguardi. Non comprendo questo suo accanirsi così, dopotutto ho lasciato che le cose andassero come dovevano andare. Ho seguito un percorso che avrei preferito non affrontare. Eppure ora, mi trovo a passare dal via.

http://hellosunshine-.tumblr.com/
Arlandria, tu eri e sarai sempre parte di me. Non c’è nulla da fare.

Saturno Contro.

http://loscrignoblairserena.blogspot.it/2010/07/today-isa-bad-day.htmlOggi è una giornata persa. Una di quelle che ho vissuto solo perché dovevo passare il tempo, che avrei sicuramente impiegato meglio dormendo. Sarà che il mio umore pessimo della giornata sia nato conseguentemente dai sogni che ho fatto la notte. Devo dire che sta notte ho dato il meglio di me facendo ben tre sogni uno dopo l’altro, che mi sono risultati poco piacevoli. Uno era su una delle mie amiche con la quale ho (senza capirne il perché) interrotto i rapporti da qualche mese; l’altro sull’ultimo mio amore (che mi ha letteralmente sconvolta); l’ultimo era su mia cugina (il più carino dei tre). Adoro sognare, ma non sempre adoro quello che sogno. Dei sogni di sta notte non voglio nemmeno parlarne e credo che abbiano inciso molto sull’andazzo della giornata. Sono così influenzabile??? A quanto pare sì.
Preferisco sempre di gran lunga ricordarmi dei sogni idioti che faccio, come prendere un treno che si trasforma in aereo, oppure sposarmi con Renato Pozzetto…in questi casi credo che il cibo pesante abbia inciso parecchio, ma almeno mi fanno ridere. I sogni di stanotte no, non mi hanno fatto ridere per niente.
Mi sono alzata con il piede sinistro e ho proseguito una giornata altalenante tra apatia e sconforto. Il sogno n° 2 è l’indizio principale per capire questo mio malessere. Pensieri, sensazioni, frangenti, profumi, colori, hanno fatto riaffiorare in me un pensiero che avevo accantonato da tempo. La rassegnazione agli eventi, che si muovono al di fuori del mio controllo, sembrava quasi proseguisse lungo un unico binario e che non avrebbe mai avuto alcuna sosta. Per tutto questo tempo mi sono sentita PADRONA del mio modo di fare, del mio vivere.
Oggi sono inerme. Oggi sono debole e abbattuta. Oggi è il ricordo a farla da padrone. Oggi è la tristezza che non fa altro che impedirmi di godermi una calda giornata autunnale.
So benissimo di sbagliare, perché ho sprecato un intera giornata per vivere. Mi sono lasciata crogiolare nella mediocrità del momento. Mi sono lasciata schiacciare da questo peso che porto nel cuore e che oggi non riesco a sopportare.
Oggi è andata così, ma domani andrà meglio. La notte porterà consiglio, almeno lo spero.

AAA Uomo dei sogni cercasi. Astenersi perditempo.

Da questo titolo sembrerebbe che io sia in cerca di un uomo, ma non è così. Sono stata talmente abituata a stare da sola che, per la prima volta in vita mia, sono certa di stare bene in questo modo.
Ho avuto le mie esperienze amorose che, prese una per una, sono alquanto disastrose ma dopotutto mi hanno dato qualcosa: mi hanno INSEGNATO a distinguere il vero amore da uno fasullo, mi hanno INSEGNATO a capire di cosa ho bisogno e cosa no, insomma è stata una scuola di vita!
Oggi più che mai sono consapevole di sapere cosa volere da un uomo e cosa non volere, quindi ho deciso di scrivere questo post nella speranza di ricordarmi in futuro tutte queste cose che elencherò ed evitare nuovi errori di valutazione!

Per quanto riguarda il lato estetico ho solo tre requisiti essenziali: dev’essere alto, deve avere uno sguardo ammaliante ed un sorriso accattivante! Se non coesistono questi tre elementi non c’è speranza alcuna.

Passata la selezione estetica, quella caratteriale e mentale sono molto più difficili.
Desidero accanto a me un uomo maturo, non nel senso più grande d’età ovviamente! Maturo nel senso che sia in grado di assumersi le proprie responsabilità, che sia in grado di gestire qualsiasi cosa senza ansia e con molta fermezza. Ovviamente tutto questo dev’essere accompagnato dalla sua intelligenza. Una intelligenza stimolante, che faccia vibrare ogni mio neurone. Benché non riesca fare a meno dell’attrazione fisica, trovo molto più interessante l’attrazione mentale e adoro totalmente venirne travolta.
Adoro con tutta me stessa gli uomini ironici e divertenti, che sanno fare battute di stile e sagaci, perché adoro RIDERE, quindi mi pare ovvio che il mio uomo deve essere strepitosamente divertente!
Deve essere dolce al punto giusto, possessivo quando serve ma non oppressivo. Deve saper lasciare libero sfogo ai miei spazi e avere i propri. Deve essere un ottimo comunicatore, capace di trasmettermi tutto il suo mondo per poi poterlo confrontare con il mio. Deve essere il mio migliore amico, amante, fidanzato, marito, padre, figlio…deve, insomma, ricoprire a tuttotondo l’universo maschile. Uomo forte, quando serve, dolce ragazzo nell’intimità.
Deve saper mettermi al centro della sua attenzione, ma non deve essere servizievole perché non voglio uno schiavo.
Deve essere un uomo pieno di virtù e soprattutto un uomo d’onore, che porta rispetto a chiunque, uomini e donne.
Dovrà essere un ottimo padre di famiglia, affettuoso e premuroso ed un grandissimo punto di riferimento per quelli che saranno i nostri figli.
Dovrà essere un amante dei viaggi, della cultura, della fotografia, della musica e del cinema, tutte passioni che dovremo condividere giorno dopo giorno. 

So che tutto quello che ho scritto risulta quasi pretenzioso e con tutta probabilità non riuscirò a trovare una persona che incarni tutto questo, ma pensare che possa esistere un uomo del genere mi fa ancora sperare…nell’attesa, penserò a me!