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Truly, Madly, Deeply – Cit.

Esprimere quello che ho dentro mi riesce difficile, anche se credo di riuscirci di tanto in tanto con i miei modi poco allusivi. Le mie azioni ed il modo in cui mi rapporto con gli altri esseri umani il più delle volte va talmente dritto al punto che non è possibile non riuscire a capire quello che penso o quello che voglio far capire. Sono un libro aperto per gli altri…il più delle volte. Tutti credono che sia così facile da “leggere” quello che vedono, tanto da non accorgersi che c’è molto e molto di più. Pochissimi forse riescono a non soffermarsi alle righe scure e ad andare oltre, a capire che io sono una persona fondamentalmente fragile, che lotta continuamente con sé stessa giorno dopo giorno. Una piccola donna che combatte per sopravvivere alle continue delusioni di questo maledetto mondo che non sa dare il giusto valore alle persone. Una ragazza che in fondo ci spera ancora, nell’amicizia, nell’amore, nel futuro e nei sogni che da sempre le hanno dato una forza di volontà inimmaginabile. Tutti vivono i propri drammi esistenziali, tutti hanno almeno una persona sulla quale poter contare nel momento del bisogno. Generalmente quella persona sono io. Quando un amico o un’amica ha bisogno di parlare, per sfogarsi delle proprie frustrazioni, io sono sempre pronta a tendere la mia mano e a confortare chiunque. Se non provassi piacere nel farlo, eviterei caldamente di atteggiarmi da supereroina che si getta tra le fiamme per salvare le povere anime in pena del povero malcapitato. Io però ho dovuto spesso e volentieri far da me. Confortarmi per qualsiasi delusione, momento di sconforto, sofferenza…A volte ho preferito starmene alla lontana perché confessare a qualcuno quello che ho dentro credo che sia incomprensibile a chiunque mi sia di fronte. Non lo dico perché sia presuntuosa nel formulare i miei pensieri e conseguenti analisi, dico così perché io stessa non trovo alcuna comprensione. roller-coasterIl mio umore e le mie emozioni sono costantemente su una montagna russa che sale e scende con dei picchi mostruosi e lo sconforto è totale. Mi trovo dei giorni in cui voglio vivere ogni singolo istante di vita, nella gioia e nella tranquillità, per poi ritrovarmi in giornate come questa, nella quale mi dispero perché continuo a pensare alle cose negative. Confessare tutto quello che ho dentro mi renderebbe ancora più vulnerabile di quella che sono. Ogni tanto sfodero le mie armi di rabbia e frustrazione nei confronti degli altri per farmi rispettare e non permettere che quell’unica corazza che mi ritrovo venga distrutta dalle manipolazioni altrui. Queste persone però non capiscono che sono una persona che ha un immenso bisogno d’amore e che è stufa di doversi prendere cura di sé. Per una volta nella vita vorrei che ci fosse qualcuno che pensi a me, che mi rassicuri e mi dica: “sono qui per te e nessun altro”.
Ora qui ci sono io per me stessa e nessun altro. Supererò anche questa crisi esistenziale come sempre, dopo aver sfogato nuovamente la tristezza con un bel pianto.
Domani sarà un altro giorno e un’altra corsa. C’est la vie.

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(Don’t want) Wait for it…

Ennesima notte insonne. Ormai è una routine rimanere sveglia fino le tre di notte a pensare e ripensare mille cose. Ho passato giorni terribili perché non riuscivo ad uscire da uno stato di abbandono totale, il MIO stato di abbandono. Per tutto questo tempo ho continuato a crogiolarmi nella tristezza e nell’autocommiserazione. Ho passato mesi interi a guardarmi da una finestra mentre cercavo di raccogliere i pezzi di me stessa. Ho guardato e ho aspettato qualcosa che sapevo non sarebbe mai venuto, a 28 anni però non posso permettermi di gettare al vento momenti di vita che vanno vissuti.
Ho parecchi difetti che mi fanno vivere con pesantezza qualsiasi cosa. Tante volte vorrei essere meno introspettiva e molto più “frivola” per potermi godere le giornate senza dover gestire l’ennesima crisi esistenziale, vorrei anche ritrovare quel giusto ritmo positivo che avevo trovato due anni fa…
All’apice della disperazione ecco che poi trovi quel giusto stimolo che può darti la mano che occorre, un pensiero semplice ma che spesso tutti ci dimentichiamo del suo vero significato:
Passiamo troppo tempo a volere quello che non abbiamo e cerchiamo risposte a domande impossibili, senza renderci conto di quello che abbiamo intorno a noi.
La vita è troppo breve per sprecarla in inutili congetture, è meglio viverla al meglio, senza rimpianti, correndo incontro al meglio, mal che vada sarà sempre esperienza. Rimanere statici nei confronti della vita ci rende inerti alla magnificenza del mondo là fuori e io non voglio più starmene a guardare, ma godermi ogni singolo momento senza più stare a guardare il mio passato e finalmente camminare con lo sguardo al futuro, qualunque esso sia.

Mirrors

Friends will be Friends.

Ricordo ancora il giorno in cui ti ho conosciuto. Era settembre e ci ritrovavamo insieme a dover recuperare Economia aziendale. Dopo aver passato l’estate a fare nulla, ritrovarsi obbligate a passare interminabili ore ad ascoltare quelle nozioni così noiose era un supplizio. Ma come si suol dire: “mal comune, mezzo gaudio”. Per quanto fosse poco gaudioso il momento vissuto, forse la cosa migliore di quel momento è stato conoscersi. Mi hai raccontato il tuo passato recente e, sorprendentemente, abbiamo scoperto che nei quattro anni precedenti i nostri destini si erano incrociati più volte. Avevamo frequentato la stessa scuola media, ma in due sedi diverse; avevamo frequentato lo stesso liceo, lo stesso anno ma in classi diverse. Io quel anno ho dovuto cambiare scuola perché non mi trovavo bene (tralasciando il fatto di essere stata bocciata). Tu sei rimasta ancora un anno, pur avendo poi il medesimo epilogo. Fu così che ci ritrovammo nella stessa classe. Ancora oggi sono incredula quando ripenso a quante volte ci siamo sfiorate nella nostra vita senza mai riuscire ad essere contemporaneamente nel medesimo luogo.
Il tempo è stato il nostro grado di separazione. Ma da quel giorno siamo diventate amiche.
Troppo diverse, per carattere e per esperienze, ma c’era qualcosa che ci accomunava.
Per tre lunghi anni, siamo state amiche inseparabili. Io per te provavo un bene immenso, che di tanto in tanto si scontrava con i tuoi modi rudi. Del resto anche io con il mio essere permalosa divenivo spesso intrattabile. Forse, per rendere più salda e forte la nostra amicizia, avremmo dovuto litigare più spesso e come si deve, senza il timore di perdersi. Dopotutto un “vaffanculo” può anche essere più forte di un “ti voglio bene” detto per abitudine. Non aver mai litigato con te ha sicuramente protratto situazioni che non stavano bene ad entrambe. Così un bel giorno abbiamo smesso di essere amiche. Nessun messaggio, nessuna telefonata, nessuna visita…rimanevano solo i rancori che ognuna portava verso l’altra, cioè quelle cose NON DETTE che si poteva esorcizzare con uno sfogo verbale. Invece, il silenzio.

Friends_will_be_Friends
Durante i quattro anni successivi, ti ho pensata come mia nemica perché ero convinta che lo stesso valesse per te. Forse era più facile pensarla così piuttosto che mettere da parte un orgoglio ferito. Entrambe siamo orgogliose ed è questo che ci rovina.
Di tanto in tanto, ti sognavo. Era l’unico modo per poterti avere nel mio mondo che si stava costruendo senza la tua presenza. Ad ogni mio risveglio mi chiedevo se questo significasse solamente la volontà del mio inconscio che voleva rivederti e sentire, oppure qualcosa di più. Tu (nel sogno) mi chiedevi sempre se potevamo tornare amiche perché ti mancavo, ma non volevo crederci.
Poi quel sogno. Quello che ti ho raccontato e che sembrava più una premonizione che desiderio. Quel momento ho capito che era giunto il momento di accantonare quel fottutissimo orgoglio e di cercarti. Non a caso ho scelto il giorno del tuo compleanno per compiere questo passo coraggioso. Ero terrorizzata perché mi immaginavo da parte tua un rifiuto che avrei sicuramente mal sopportato. Invece, con mia grande sorpresa tu hai accettato i miei auguri e abbiamo cominciato ad interagire. Sono questi i momenti in cui tutto il rancore, la rabbia, l’incoscienza diventano qualcosa di sconosciuto e distante, lasciando spazio solo ad una gioia infinita.
Recuperare tutti quegli anni non è stato così semplice, anche perché inizialmente c’è stato un grande imbarazzo tra noi, misto a paura. Ci eravamo fatte del male e con tutta probabilità, la più spietata sono stata io perché per eliminare tutto il bene che ti ho voluto, ho dovuto rincarare la dose per difendermi.
Quel muro costruito tra noi si stava sgretolando giorno dopo giorno perché c’era complicità, una ritrovata armonia e quel bene che tornava a vivere. Sei tornata nella mia vita in un momento molto difficile per me e in un momento cruciale. Era quello di cui avevo bisogno.
Abbiamo condiviso ancora tanti bei momenti da allora…
Dopo quei puntini non c’è più nulla come vedi e sai bene perché.
Proseguire questo racconto si fa difficile anche perché non ho nulla da dire, se non che ancora oggi non capisco cosa sia successo. Quello che provo è lo stesso sentimento di un bambino che si diverte sulla sua giostra, ma che non appena il marchingegno si blocca rimane amareggiato in quanto non capisce per quale motivo il suo divertimento si è dovuto arrestare. Capisci cosa intendo?
Senza dover parlare per metafore, sai anche tu cosa ci è successo. Più che altro sai quello che hai provato tu, mentre io so quanta amarezza ho provato in questi mesi, senza capire le motivazioni di un distacco così rude. Ammetto che mi sono chiesta più e più volte quali siano state le mie mancanze, i miei errori e in tutta onestà nemmeno io sapevo che dirmi.
Ci ha fregato ancora una volta la MANCANZA di 
quelle parole che ci avrebbero dato forza, spingendoci ad avere uno scontro a muso duro e a farci male solo per cinque minuti. Invece quel male abbiamo voluto farcelo con il silenzio, portandoci ad una lenta agonia.
Silenzio tra di noi, troppo chiasso da chi ha voluto fare l’ambasciatore delle cause perse (…). 

Impasse, è la parola che userei se dovessi usare un termine per descrivere dove ci troviamo in questo preciso momento, ma quello che per me è chiaro, nonostante l’evidenza, è che continuo a VOLERTI BENE, AMICA MIA. Te ne vorrò sempre.
Dare un nuovo slancio alla nostra amicizia troppo complicata risulta assai difficile, anche se non impossibile. Forse dovremmo imparare a gestire meglio quei silenzi e sostituirli con più baccano, evitando che altri rumori di sottofondo prevalgano.
Non si può cancellare il bene voluto, tanto meno il cuore impiegato.
Questa è l’unica certezza, almeno per me.

Mangia, Prega, Ama. – cit.

A volte aspettiamo che si palesi nelle nostre vite un segno, un faro nella notte che illumini il nostro cammino. Io credo fortemente che questi “barlumi” giungano nel momento opportuno, quando si cerca qualche risposta fondamentale.
Ieri ho visto per la prima volta il film “Mangia, Prega, Ama“. Fino a quel momento lo avevo snobbato (così come avevo fatto per il libro) perché io non sono una fautrice del film del momento o del libro del momento perché odio fortemente quando la gente si amalgama in una massa di gente che segue il “momento” (per essere più esplicita, non ho letto e non leggerò mai 50 sfumature di grigio). In poche parole due anni fa, sentivo solo nominare questo film ma non mi ha mai incuriosito. Sapevo bene di cosa parlava, il viaggio introspettivo di una donna che insoddisfatta della propria vita ha deciso di viaggiare per il mondo alla ricerca di sé. La trama era già servita.
L’altro giorno mia mamma ha comprato il DVD ed incuriosita l’ho visto…è stato amore puro!
Era il film giusto al momento giusto, perché io mi trovo nella medesima situazione della protagonista.

Il mio viaggio è già iniziato da tempo e l’ho intrapreso in modalità differenti. Non ho la necessità di prendere il passaporto e di prendere il primo volo per Calcutta, anche se l’idea mi piace assai, trovo più utile fare un viaggio dentro me stessa, cercare di capirmi e di amarmi.
C’è un passaggio nel film che mi ha colpito più di tutto ed è la lettera che Liz ha scritto a David:

Caro David, abbiamo perso i contatti da un po’ e così ho avuto il tempo che mi serviva per riflettere su me stessa. Ti ricordi di quando mi hai detto che dovevamo vivere insieme ed essere infelici per poter essere felici? Considerala una testimonianza di quanto ti amo aver passato tanto tempo a sforzarmi di accettare la tua offerta, ma un amico l’altro giorno mi ha portato in un posto sorprendente, l’Augusteo. Ottaviano Augusto l’ha costruito per seppellirvi i suoi resti, quando sono arrivati i barbari lo hanno distrutto come tutto il resto. Il grande Augusto, il primo vero grande imperatore di Roma come poteva immaginare che Roma, che per lui era il mondo intero, un giorno sarebbe stata un cumulo di rovine? è uno dei posti più silenziosi e solitari di Roma; la città gli è cresciuta intorno durante i secoli. E’ come una ferita preziosa, come una tristezza a cui non vuoi rinunciare, perché è un dolore troppo piacevole. Tutti vogliamo che le cose restino uguali David, accettiamo di vivere nell’infelicità perché  abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere sé stesso, e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è e la sola vera trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono, la distruzione è la via per la trasformazione. Anche in questa città eterna, l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo sempre essere preparati a ondate infinite di trasformazioni; sia io che te meritiamo di più che stare insieme perché altrimenti abbiamo paura di essere annientati.

Condivido su tutta la linea questo pensiero. Sarà che nella mia vita mi sono sempre aggrappata ad ogni momento, ricordo e persona che è passata nella mia vita, solo perché avevo paura del cambiamento. Ora mi ritrovo sul punto di pensare che il cambiamento sia la cosa migliore che possa succedermi. Il mio percorso è iniziato da tempo, ma la piena coscienza di questo viaggio è iniziata quest’anno, l’anno del cambiamento.
Per la prima volta in vita mia sono consapevole del fatto che certe cose vanno in un certo modo perché dev’essere così. Devo imparare a ricevere ogni singolo momento, nell’attimo giusto e saperlo lasciare andare quando è già passato. Tenere conservato nel cuore l’amore che porto, ma non farlo diventare un ostacolo per la mia felicità futura.

Quest’anno ho dovuto dire addio ad un amore importante per me, che ha saputo darmi tanto in poco tempo. Un amore diverso, unico, che mi ha cambiata. Dire addio è la cosa più difficile, soprattutto quando ci si attacca pesantemente, ma la morbosità nei confronti di un ricordo è controproducente. Nel momento del distacco pensiamo sempre che non ci sarà mai nulla di meglio, che il meglio era proprio legato a quella persona, a quel ricordo, ma sbagliamo. Il meglio è sempre dietro l’angolo.
Lo so perfettamente ma per ora quel meglio non lo sto cercando, perché ho un’altra esigenza primaria: costruire me stessa.
Il tempo sarà il mio unico compagno di viaggio perché sarà paziente ed io sarò paziente con lui.

Impressioni di Settembre.

Vacanze finite e questo tempo uggioso non fa altro che atterrirmi ancora di più. D’altronde si sa, quando le cose sono belle finiscono in fretta mentre i guai non fanno altro che prolungare l’agonia. L’essermene andata via per due settimane mi ha aiutato parecchio. Io vivo in una realtà che mi sta parecchio stretta. Per la precisione, io sento di non appartenere a questo posto. Per l’amor del cielo, vivo in zone molto carine che mi danno la possibilità di fare qualsiasi cosa, ma c’è qualcosa che non va, non mi sento collocata nel posto giusto. Mi sento come un soprammobile che è stato riposto su uno scaffale nell’attesa di riporlo in un luogo consono, adatto alle sue forme, ai suoi colori, per giungere ad una armonia speciale. Intorno a me vedo pochi elementi che mi aggradano e continuare a portare pazienza non fa altro che stancarmi.
Ho capito di amare troppo me stessa a tal punto da decidere di spostare definitivamente alcuni suppellettili, almeno due o tre ripiani sotto. Eliminarli non ha senso, dopotutto per un periodo sono stati anche vicino a me e hanno saputo darmi qualcosa. Ora, però, non hanno più senso perché non sono più in grado di aiutarmi nella costruzione della mia persona. Non potendo cambiare per il momento posto, farò spazio intorno a me.