Snakes and Ladders.

Ventotto anni e un mese. Crescere è una fatica che, solitamente, trova conforto nell’apprendere le cosidette lezioni di vita. Ogni tanto mi guardo indietro e cerco veramente di appurare la mia stramaledetta consapevolezza (sempre lei). Continuo a ripetermi che di strada ne ho fatta tanta, ma ogni tanto mi sembra di scivolare indietro, come nel gioco Scale e Serpenti. Ad ogni lancio di dado speri sempre di poter salire sulla scala per arrivare il prima possibile alla casella della vittoria ma poi, come solitamente accade, la speranza va a farsi benedire nello stesso istante in cui quel dannato dado a sei facce decide di farti scivolare dalla testa del serpente, fino alla casella più in basso, obbligandoti a ricominciare da capo. Diamine che frustrazione!

SnakesLadders

Scivolare è più facile che salire, così come è più facile ingrassare che dimagrire.
La via per la perdizione è maggiormente realizzabile, senza ostacoli, ma anche senza appigli. Lasciarsi andare verso il basso segue pedissequamente la teoria gravitazionale. Sono convinta che solo i sognatori abbiano la vana opportunità di puntare alla vetta, alle stelle e alla luna. Con molta invidia osservo questi personaggi, quasi eroici, che cercano sempre di elevarsi, dimenticandosi totalmente del rischio e di qualsiasi ostatacolo. Una noncuranza calcolata che ripone la totale speranza nella visione onirica di quella che dovrà poi evolversi in concretezza.
Mi è stato recentemente rimproverato da qualcuno, per me importante, di essere troppo negativa e d’innalzare muri nei confronti delle persone e, a causa di questa mi attitudine, non lascio trasparire la bellezza che ho dentro. Partendo dal fatto che io non sopporto venire analizzata, ma solamente capita, ho risposto che questo è il mio meccanismo di autodifesa, l’unico in grado di proteggermi da quello che più mi infastidisce, mi addolora e mi rende sempre più vulnerabile in un mondo che capisco sempre meno e che mi da solamente attacchi d’ulcera. Eppure lascio scavalcare le mie alte mura solamente da coloro a cui so di poter compiere l’impresa e la mia negatività trova sfogo laddove il mondo mi si rivolta contro, pur passando per pazza. Forse lo sono e nessuno ha cercato di cospirare alle mie spalle, come spesso credo.
Ogni volta mi faccio delle promesse per cercare di migliorare la mia esistenza, volgendo il mio sguardo verso un futuro prossimo, allontanando i miei fantasmi e le mie paure, tentando di vivere più liberamente come quei sognatori che si aggrappano ardentemente al proprio sogno.
Sognare non è più il mio mestiere da qualche anno, ma è di gran lunga la cosa migliore che so fare. Per ora cercherò di continuare a lanciare il dado, nella speranza che la fortuna aiuti la mia audacia. Magari domani sarò in cima alla scala. Chissà.

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