Archivio mensile:settembre 2013

Autoerotismo (Mentale).

Se hai deciso di leggere questo articolo perché attirato dal titolo accattivante che richiama ad una pratica sessuale che tutti facciamo, più o meno, beh devo deluderti. Di queste cose parlo solo con le mie amiche oppure con i ragazzi con i quali ho un certo grado di intimità (ovviamente molto pochi). Magari, quando mi verrà voglia, aprirò un altro blog dove potrò affrontare questi argomenti come se fossi la Carrie Bradshaw dei poveri. Qui sono semplicemente Emily e racconto di me, delle mie emozioni, dei miei sentimenti. Tendenzialmente sfogo le mie frustrazioni e i miei dolori qui con scopo terapeutico, anche se cerco di non varcare mai un certo limite, perché non voglio spogliare tutta me stessa fino al centro della mia anima. Quel nucleo deve rimanere intatto e inviolato da chiunque. Gli strati intorno devono essere maneggiati con cura, per evitare che si verifichino delle falle. Trattassi allo stesso modo il mio cervello, forse, avrei attitudini diverse. Non so, certe volte credo di provare piacere nel farmi del male da sola, una masochista di primo livello, ma piuttosto che provare piacere, provo solo un immenso dolore che si ripercuote non solo a livello mentale, ma anche fisico. Quelle che tutti noi chiamiamo “seghe mentali” per me sono qualcosa di più di un semplice atto meccanico. Io ho la capacità innata di trasportare un pensiero quasi alla concretezza ed è per questo che le mie possono definirsi Saghe Mentali, con prima, seconda, terza, quarta, quinta, sesta e settima parte. “Guerre Stellari” è roba da principianti.
Gli elementi ci sono tutti: personaggi, trama fitta, pathos, una serie di emozioni che contrastano tra loro e una colonna sonora degna di Oscar. La sceneggiatura scritta e curata dalla sottorscritta che è pure resgista. Beh che dire, Hollywood potrebbe anche propormi un contratto.
A prescindere dall’estrema ilarità su questo argomento e la conseguente divagazione, io le mie Saghe mentali le vivo male. Molto male. Ci sono di quei momenti in cui le vivo così intensamente da provocarmi attacchi di panico e mal di testa. Il mio cervello è in continuo movimento e temo che (prima o poi) presto diverrà pazzia. Probabilmente sono già pazza perché non riesco a gestire una cosa più forte di me! Oltre che della mia sanità mentale ne viene meno pure la mia intelligenza.
Odio dover ammettere che forse LUI, quello che cerca di analizzarmi nei piccoli dettagli, ha un po’ ragione nel dirmi che io sono una persona che rimungina troppo sulle cose, che si ossessiona nel cercare assiduamente il significato dietro ad un gesto, piuttosto che dietro ad una frase. Mi ossessiono a tal punto da ossessionare chi ho di fronte, esaurendolo e privandolo di ogni piacere nel condividere con me qualsiasi cosa, divenendo un pesande macigno, troppo faticoso da sopportare. A mente sana, come lo sono ora, riesco anche ad andare oltre al semplice ragionamento e cogliere l’essenza delle cose. Poi quando incomincio a fare la paranoica tutto svanisce. Mi sento un po’ una idiota. Just a little bit.
Tempo fa la mia amica Ro mi ha regalato un libro per smettere di provocarmi autoerotismo mentale e riuscire finalmente a godermi la vita. Un libro ironico, piacevole e divertente, ma è rimasto lì sullo scaffale. Ebbene sì, mi privo continuamente di godere delle gioie della vita, lasciando spazio a paranoie, ansie e insicurezze, dimenticandomi di vivere al meglio le mie giornate. Faccio anche io autocritica e vedrò di migliorare. Magari domani saprò affrontare meglio le cose, oppure avrò un attacco di ulcera. Let’s try!!!

 

Snakes and Ladders.

Ventotto anni e un mese. Crescere è una fatica che, solitamente, trova conforto nell’apprendere le cosidette lezioni di vita. Ogni tanto mi guardo indietro e cerco veramente di appurare la mia stramaledetta consapevolezza (sempre lei). Continuo a ripetermi che di strada ne ho fatta tanta, ma ogni tanto mi sembra di scivolare indietro, come nel gioco Scale e Serpenti. Ad ogni lancio di dado speri sempre di poter salire sulla scala per arrivare il prima possibile alla casella della vittoria ma poi, come solitamente accade, la speranza va a farsi benedire nello stesso istante in cui quel dannato dado a sei facce decide di farti scivolare dalla testa del serpente, fino alla casella più in basso, obbligandoti a ricominciare da capo. Diamine che frustrazione!

SnakesLadders

Scivolare è più facile che salire, così come è più facile ingrassare che dimagrire.
La via per la perdizione è maggiormente realizzabile, senza ostacoli, ma anche senza appigli. Lasciarsi andare verso il basso segue pedissequamente la teoria gravitazionale. Sono convinta che solo i sognatori abbiano la vana opportunità di puntare alla vetta, alle stelle e alla luna. Con molta invidia osservo questi personaggi, quasi eroici, che cercano sempre di elevarsi, dimenticandosi totalmente del rischio e di qualsiasi ostatacolo. Una noncuranza calcolata che ripone la totale speranza nella visione onirica di quella che dovrà poi evolversi in concretezza.
Mi è stato recentemente rimproverato da qualcuno, per me importante, di essere troppo negativa e d’innalzare muri nei confronti delle persone e, a causa di questa mi attitudine, non lascio trasparire la bellezza che ho dentro. Partendo dal fatto che io non sopporto venire analizzata, ma solamente capita, ho risposto che questo è il mio meccanismo di autodifesa, l’unico in grado di proteggermi da quello che più mi infastidisce, mi addolora e mi rende sempre più vulnerabile in un mondo che capisco sempre meno e che mi da solamente attacchi d’ulcera. Eppure lascio scavalcare le mie alte mura solamente da coloro a cui so di poter compiere l’impresa e la mia negatività trova sfogo laddove il mondo mi si rivolta contro, pur passando per pazza. Forse lo sono e nessuno ha cercato di cospirare alle mie spalle, come spesso credo.
Ogni volta mi faccio delle promesse per cercare di migliorare la mia esistenza, volgendo il mio sguardo verso un futuro prossimo, allontanando i miei fantasmi e le mie paure, tentando di vivere più liberamente come quei sognatori che si aggrappano ardentemente al proprio sogno.
Sognare non è più il mio mestiere da qualche anno, ma è di gran lunga la cosa migliore che so fare. Per ora cercherò di continuare a lanciare il dado, nella speranza che la fortuna aiuti la mia audacia. Magari domani sarò in cima alla scala. Chissà.