Friends will be Friends.

Ricordo ancora il giorno in cui ti ho conosciuto. Era settembre e ci ritrovavamo insieme a dover recuperare Economia aziendale. Dopo aver passato l’estate a fare nulla, ritrovarsi obbligate a passare interminabili ore ad ascoltare quelle nozioni così noiose era un supplizio. Ma come si suol dire: “mal comune, mezzo gaudio”. Per quanto fosse poco gaudioso il momento vissuto, forse la cosa migliore di quel momento è stato conoscersi. Mi hai raccontato il tuo passato recente e, sorprendentemente, abbiamo scoperto che nei quattro anni precedenti i nostri destini si erano incrociati più volte. Avevamo frequentato la stessa scuola media, ma in due sedi diverse; avevamo frequentato lo stesso liceo, lo stesso anno ma in classi diverse. Io quel anno ho dovuto cambiare scuola perché non mi trovavo bene (tralasciando il fatto di essere stata bocciata). Tu sei rimasta ancora un anno, pur avendo poi il medesimo epilogo. Fu così che ci ritrovammo nella stessa classe. Ancora oggi sono incredula quando ripenso a quante volte ci siamo sfiorate nella nostra vita senza mai riuscire ad essere contemporaneamente nel medesimo luogo.
Il tempo è stato il nostro grado di separazione. Ma da quel giorno siamo diventate amiche.
Troppo diverse, per carattere e per esperienze, ma c’era qualcosa che ci accomunava.
Per tre lunghi anni, siamo state amiche inseparabili. Io per te provavo un bene immenso, che di tanto in tanto si scontrava con i tuoi modi rudi. Del resto anche io con il mio essere permalosa divenivo spesso intrattabile. Forse, per rendere più salda e forte la nostra amicizia, avremmo dovuto litigare più spesso e come si deve, senza il timore di perdersi. Dopotutto un “vaffanculo” può anche essere più forte di un “ti voglio bene” detto per abitudine. Non aver mai litigato con te ha sicuramente protratto situazioni che non stavano bene ad entrambe. Così un bel giorno abbiamo smesso di essere amiche. Nessun messaggio, nessuna telefonata, nessuna visita…rimanevano solo i rancori che ognuna portava verso l’altra, cioè quelle cose NON DETTE che si poteva esorcizzare con uno sfogo verbale. Invece, il silenzio.

Friends_will_be_Friends
Durante i quattro anni successivi, ti ho pensata come mia nemica perché ero convinta che lo stesso valesse per te. Forse era più facile pensarla così piuttosto che mettere da parte un orgoglio ferito. Entrambe siamo orgogliose ed è questo che ci rovina.
Di tanto in tanto, ti sognavo. Era l’unico modo per poterti avere nel mio mondo che si stava costruendo senza la tua presenza. Ad ogni mio risveglio mi chiedevo se questo significasse solamente la volontà del mio inconscio che voleva rivederti e sentire, oppure qualcosa di più. Tu (nel sogno) mi chiedevi sempre se potevamo tornare amiche perché ti mancavo, ma non volevo crederci.
Poi quel sogno. Quello che ti ho raccontato e che sembrava più una premonizione che desiderio. Quel momento ho capito che era giunto il momento di accantonare quel fottutissimo orgoglio e di cercarti. Non a caso ho scelto il giorno del tuo compleanno per compiere questo passo coraggioso. Ero terrorizzata perché mi immaginavo da parte tua un rifiuto che avrei sicuramente mal sopportato. Invece, con mia grande sorpresa tu hai accettato i miei auguri e abbiamo cominciato ad interagire. Sono questi i momenti in cui tutto il rancore, la rabbia, l’incoscienza diventano qualcosa di sconosciuto e distante, lasciando spazio solo ad una gioia infinita.
Recuperare tutti quegli anni non è stato così semplice, anche perché inizialmente c’è stato un grande imbarazzo tra noi, misto a paura. Ci eravamo fatte del male e con tutta probabilità, la più spietata sono stata io perché per eliminare tutto il bene che ti ho voluto, ho dovuto rincarare la dose per difendermi.
Quel muro costruito tra noi si stava sgretolando giorno dopo giorno perché c’era complicità, una ritrovata armonia e quel bene che tornava a vivere. Sei tornata nella mia vita in un momento molto difficile per me e in un momento cruciale. Era quello di cui avevo bisogno.
Abbiamo condiviso ancora tanti bei momenti da allora…
Dopo quei puntini non c’è più nulla come vedi e sai bene perché.
Proseguire questo racconto si fa difficile anche perché non ho nulla da dire, se non che ancora oggi non capisco cosa sia successo. Quello che provo è lo stesso sentimento di un bambino che si diverte sulla sua giostra, ma che non appena il marchingegno si blocca rimane amareggiato in quanto non capisce per quale motivo il suo divertimento si è dovuto arrestare. Capisci cosa intendo?
Senza dover parlare per metafore, sai anche tu cosa ci è successo. Più che altro sai quello che hai provato tu, mentre io so quanta amarezza ho provato in questi mesi, senza capire le motivazioni di un distacco così rude. Ammetto che mi sono chiesta più e più volte quali siano state le mie mancanze, i miei errori e in tutta onestà nemmeno io sapevo che dirmi.
Ci ha fregato ancora una volta la MANCANZA di 
quelle parole che ci avrebbero dato forza, spingendoci ad avere uno scontro a muso duro e a farci male solo per cinque minuti. Invece quel male abbiamo voluto farcelo con il silenzio, portandoci ad una lenta agonia.
Silenzio tra di noi, troppo chiasso da chi ha voluto fare l’ambasciatore delle cause perse (…). 

Impasse, è la parola che userei se dovessi usare un termine per descrivere dove ci troviamo in questo preciso momento, ma quello che per me è chiaro, nonostante l’evidenza, è che continuo a VOLERTI BENE, AMICA MIA. Te ne vorrò sempre.
Dare un nuovo slancio alla nostra amicizia troppo complicata risulta assai difficile, anche se non impossibile. Forse dovremmo imparare a gestire meglio quei silenzi e sostituirli con più baccano, evitando che altri rumori di sottofondo prevalgano.
Non si può cancellare il bene voluto, tanto meno il cuore impiegato.
Questa è l’unica certezza, almeno per me.

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