Archivio mensile:novembre 2012

Mangia, Prega, Ama. – cit.

A volte aspettiamo che si palesi nelle nostre vite un segno, un faro nella notte che illumini il nostro cammino. Io credo fortemente che questi “barlumi” giungano nel momento opportuno, quando si cerca qualche risposta fondamentale.
Ieri ho visto per la prima volta il film “Mangia, Prega, Ama“. Fino a quel momento lo avevo snobbato (così come avevo fatto per il libro) perché io non sono una fautrice del film del momento o del libro del momento perché odio fortemente quando la gente si amalgama in una massa di gente che segue il “momento” (per essere più esplicita, non ho letto e non leggerò mai 50 sfumature di grigio). In poche parole due anni fa, sentivo solo nominare questo film ma non mi ha mai incuriosito. Sapevo bene di cosa parlava, il viaggio introspettivo di una donna che insoddisfatta della propria vita ha deciso di viaggiare per il mondo alla ricerca di sé. La trama era già servita.
L’altro giorno mia mamma ha comprato il DVD ed incuriosita l’ho visto…è stato amore puro!
Era il film giusto al momento giusto, perché io mi trovo nella medesima situazione della protagonista.

Il mio viaggio è già iniziato da tempo e l’ho intrapreso in modalità differenti. Non ho la necessità di prendere il passaporto e di prendere il primo volo per Calcutta, anche se l’idea mi piace assai, trovo più utile fare un viaggio dentro me stessa, cercare di capirmi e di amarmi.
C’è un passaggio nel film che mi ha colpito più di tutto ed è la lettera che Liz ha scritto a David:

Caro David, abbiamo perso i contatti da un po’ e così ho avuto il tempo che mi serviva per riflettere su me stessa. Ti ricordi di quando mi hai detto che dovevamo vivere insieme ed essere infelici per poter essere felici? Considerala una testimonianza di quanto ti amo aver passato tanto tempo a sforzarmi di accettare la tua offerta, ma un amico l’altro giorno mi ha portato in un posto sorprendente, l’Augusteo. Ottaviano Augusto l’ha costruito per seppellirvi i suoi resti, quando sono arrivati i barbari lo hanno distrutto come tutto il resto. Il grande Augusto, il primo vero grande imperatore di Roma come poteva immaginare che Roma, che per lui era il mondo intero, un giorno sarebbe stata un cumulo di rovine? è uno dei posti più silenziosi e solitari di Roma; la città gli è cresciuta intorno durante i secoli. E’ come una ferita preziosa, come una tristezza a cui non vuoi rinunciare, perché è un dolore troppo piacevole. Tutti vogliamo che le cose restino uguali David, accettiamo di vivere nell’infelicità perché  abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere sé stesso, e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è e la sola vera trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono, la distruzione è la via per la trasformazione. Anche in questa città eterna, l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo sempre essere preparati a ondate infinite di trasformazioni; sia io che te meritiamo di più che stare insieme perché altrimenti abbiamo paura di essere annientati.

Condivido su tutta la linea questo pensiero. Sarà che nella mia vita mi sono sempre aggrappata ad ogni momento, ricordo e persona che è passata nella mia vita, solo perché avevo paura del cambiamento. Ora mi ritrovo sul punto di pensare che il cambiamento sia la cosa migliore che possa succedermi. Il mio percorso è iniziato da tempo, ma la piena coscienza di questo viaggio è iniziata quest’anno, l’anno del cambiamento.
Per la prima volta in vita mia sono consapevole del fatto che certe cose vanno in un certo modo perché dev’essere così. Devo imparare a ricevere ogni singolo momento, nell’attimo giusto e saperlo lasciare andare quando è già passato. Tenere conservato nel cuore l’amore che porto, ma non farlo diventare un ostacolo per la mia felicità futura.

Quest’anno ho dovuto dire addio ad un amore importante per me, che ha saputo darmi tanto in poco tempo. Un amore diverso, unico, che mi ha cambiata. Dire addio è la cosa più difficile, soprattutto quando ci si attacca pesantemente, ma la morbosità nei confronti di un ricordo è controproducente. Nel momento del distacco pensiamo sempre che non ci sarà mai nulla di meglio, che il meglio era proprio legato a quella persona, a quel ricordo, ma sbagliamo. Il meglio è sempre dietro l’angolo.
Lo so perfettamente ma per ora quel meglio non lo sto cercando, perché ho un’altra esigenza primaria: costruire me stessa.
Il tempo sarà il mio unico compagno di viaggio perché sarà paziente ed io sarò paziente con lui.

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